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venerdì, 21 aprile 2006
MERETRICI DI PACE
 
 
 
Trovo filosoficamente avvilente la posizione di chi dice, spesso con poca cognizione di causa, che Ahmadinejad è un pallone gonfiato e le sue parole e la sua retorica nazionalista hanno come unico obiettivo il mantenimento del proprio potere in Iran. Lo credo anch’io ma, come è ovvio, il valore di questa opinione, se così la si può chiamare, è pari a zero. Ahmadinejad nega, temo con rammarico, l’Olocausto e vive nell’attesa di un luminoso Olocausto (sempre di ebrei si parla). Quest’uomo si prende gioco della comunità internazionale, lanciando messaggi (bi)univoci: la mattina afferma il diritto del suo Paese a proseguire nel suo programma nucleare e il pomeriggio, senz’altro con soluzione di continuità s’intende, dichiara che Israele, il minuscolo Israele, dovrebbe essere cancellato dalla faccia della terra. Non voglio tirar fuori il classico precedente di Monaco che ormai suona come un vecchio ritornello e, per quanto calzante, è stato divorato e digerito dalla comunicazione di massa perdendo di senso pratico. Eppure con tutto lo sforzo di cui sono capace, non riesco a provare rispetto per l’opinione debole e pigramente stravaccata di chi riduce il problema alle meschine mire interne del presidente iraniano. E’ una questione che si è posta e si pone anche nei confronti dell’aggressività dell’integralismo islamico e che certo non sono il primo a sollevare: la sottovalutazione. La sottovalutazione non soltanto del pericolo che è già posto in essere ma dell’ “ipotesi che”, della “probabilità” che è un errore più fino ma ben più grave. Di fronte a un evento la politica prende posizione, ma di fronte a un’ipotesi di pericolo (a parte Bush e la sua pur discutibile dottrina della guerra preventiva) si è drammaticamente immobilizzati, frivoli, alla meglio, satirici. Cosa si deve fare tradotto in termini pratici? Rafforzare il pensiero aumentando proporzionalmente l’attenzione al fenomeno. La guerra è un’opzione plausibile e non solo lo è ma deve esserlo. Non ci si può sentir dire da un qualsivoglia politico di qualunque schieramento, che è necessario percorrere la via diplomatica (ma va?), tanto per ingraziarsi un po’ le masse, senza denunciare con forza la bestialità rivoltante del leader iraniano. Da Prodi a Berlusconi non un grido in tal senso, nemmeno uno, solo qualche accenno vuoto all’inaccettabilità delle parole di Ahmadinejad. La considero una cosa di assoluta gravità.
Ahmadinejad è un nemico, altroché, una peste, un bubbone d’asportare e me ne strafrego se tutto quello che fa e dice è per scopi di politica interna. Teniamolo sott’occhio con indignazione ed emettendo conati di vomito. Infilatevi due dita in bocca se non ne siete capaci, santo cielo! Sforzatevi! Si minaccia l’esistenza di Israele, la vita di milioni di ebrei. Sforzatevi!
postato da: giaccio alle ore 14:24 | Permalink | commenti (2)
categoria:politica, ahmadinejad, iran, politica internazionale
giovedì, 20 aprile 2006
BIPENSIERO (Oltre Orwell)

In questo momento sto leggendo contemporaneamente “Citizen Berlusconi” e "Diceria dell’untore".
postato da: giaccio alle ore 20:36 | Permalink | commenti
categoria:berlusconi
giovedì, 20 aprile 2006

LA CASSAZIONE CONFERMA LA  VITTORIA DELL'UNIONE

Grazie a Walter Leoni

postato da: giaccio alle ore 11:09 | Permalink | commenti (1)
categoria:berlusconi, elezioni, politica, politica risultati elezioni, satira
mercoledì, 12 aprile 2006
ABBIAMO FINTO?

Prodi a Santi Apostoli

 
Mi congratulo con il professor Prodi. A dire il vero io, come molti, ipotizzavo per lui e per la sua coalizione una vittoria ben più ampia. E’ spuntata fuori un’affermazione di misura che tuttavia permette all’Unione di governare questo paese. Nonostante la sua genesi rocambolesca una vittoria c’è stata, risicata, ma c’è stata. Per maggior sicurezza, comunque, è giusto attendere la verifica dei voti che non è legittima bensì doverosa.
 
In primo luogo, desidero esprimere la mia più totale ammirazione per l’ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che è riuscito a recuperare non so quanti milioni di voti parlando di bambini cinesi bolliti e di coglioni. Chapeau.

Per tornare ai risultati, credo davvero che il centrosinistra abbia pescato dalle urne il peggiore scenario possibile. Non dico che per loro sarebbe stato quasi meglio perdere, non lo dico, non lo dico, non lo dico. Ad ogni modo dovranno governare con tre o quattro seggi in più al senato e con quella coalizione non penso proprio che ce la faranno. Non è difficile prospettare, in caso di un eventuale caduta del governo Prodi un periodo di crisi molto pesante per il centrosinistra, che io credo sia cominciato già con questo risultato elettorale. Parliamoci chiaro, domenica non si trattava di vincicchiare le elezioni, bensì di cacciare Berlusconi, di chiudere una pagina della storia italiana, di annientare politicamente la CDL. Nulla di tutto questo. Posso sbagliarmi ma immagino che il centrodestra sia straordinariamente entusiasta del responso delle urne, al di là della sconfitta al fotofinish. Ottiene di fatto un doppio risultato positivo: costringere Prodi a governare in una situazione aritmeticamente al limite che alla vigilia era l’incubo più grande per il centrosinistra (e l'aspettativa massima per il centrodestra) e che lo obbligherà all’immobilità politica assoluta. In secondo luogo, la Casa delle Libertà avrà del tempo, poco, per riorganizzarsi e riprendere un po’ di lucidità dopo una campagna elettorale di Berlusconi pazzesca ma, al contempo, disorientante.
 
Sull’altra sponda, mi pare che Prodi abbia già scoperte le sue carte. La parola d’ordine è serrare le fila con Rifondazione, è evidente. Il futuro Presidente del Consiglio non ha un partito politico e DS e Margherita sono troppo forti per essere piegati. E’ chiaro, per quanto paradossale, che è Rifondazione Comunista l’unico partito a cui Prodi può aggrapparsi per riequilibrare lo strapotere del polo riformista che dovrebbe essere il suo appoggio politico naturale. I due assi PRODI-BERTINOTTI e FASSINO-RUTELLI mi paiono la chiave di lettura del futuro di questa coalizione, soprattutto per questioni di governabilità al senato dove Rifondazione ha il 7.4 percento. Inoltre bisognerà capire anche il ruolo esercitato nei prossimi mesi da due elementi: la delusione della Rosa nel Pugno che doveva essere la forza nuova, laica, liberale del centrosinistra e che invece esce a pezzi, senza nemmeno un seggio al Senato. Un po’ maliziosamente, tra le incognite future, inserisco anche l’Udeur che è il partito preferito, a quanto pare, del mio amico immaginario o della mia cattiva coscienza.
E’ necessario augurarsi che Prodi riesca a governare. Io, personalmente, non ci credo neanche un po’, anche perché il professore è uscito piuttosto maluccio dalla giornata di ieri. Aveva sguazzato nei suoi milioni di elettori delle primarie, nella certezza della vittoria. Ne è uscito fortemente ridimensionato, poco credibile, francamente ridicolo nel suo continuo rimandare la festa annunciata e in quel suo “Abbiamo vinto”, annunciato con lo stesso vigore con cui si diagnostica un tumore alla prostata. Insomma, è sembrato un po’ imbarazzante e non è un dato politico poco significativo dato che il suo compito sarà gestire una maggioranza tutt’altro che comoda e per riuscirci dovrà fornire un’immagine forte, solida, non solo alla coalizione, attenzione, ma anche al paese intero, alla gente. D’altra parte ci saranno anche elezioni intermedie che potranno dare indicazioni importanti e che si tradurranno, come al solito, in un referendum pro o contro il governo in carica. Inoltre temo che gli errori madornali della campagna elettorale del centrosinistra sulle tasse di successione, sul cuneo fiscale e altro verranno addebitati in gran parte alla scarsa capacità comunicativa di Prodi. Quisquilie? Non credo, siamo all’inizio, c’è entusiasmo. Questi elementi potrebbero riemergere nei momenti difficili.
Approfondiremo, approfondirò.
 
Ad ogni modo non vorrei più sentire questa cosa della “Serietà al governo”, vi prego, non significa assolutamente nulla, ma cosa vuol dire? Umanamente intendo. La serietà come metodo o come progetto politico? Nel primo caso mi pare soltanto uno slogan vuoto e anche se politicamente avesse un qualche senso, e onestamente mi sfugge, come si applicherebbe questa serietà? Forse con un governo fatto da comunisti, liberali, socialisti, laici, cattolici, democratici di sinistra, verdi, il tutto governato da un democristiano? Siamo seri, davvero.
martedì, 11 aprile 2006

 

 

Un abbraccio forte a Walter Leoni per l'omaggio satirico e, ovviamente, un abbraccio ancor più forte al professor Prodi

postato da: giaccio alle ore 10:19 | Permalink | commenti (7)
categoria:politica, elezioni, risultati, satira
domenica, 09 aprile 2006
RACCOMANDAZIONI
(ed emoticons)
 
 
Ebbene le possibilità sono due. C’è un bivio di fronte a noi. Una scelta fondamentale, una scelta di campo. Si decide il futuro nostro e dei nostri figli . E’ una tornata elettorale veramente iMportante quella di domani, state attenti, non sbagliate.
Come sapete le opzioni sono due:
 
 
-IL GRIGIO SCURO   
-IL GRIGIO CHIARO  
 
 
 
IL GRIGIO SCURO
 

Si tratta, (solo in apparenza), del voto dei più convinti, di coloro che si sono recati al seggio con le idee chiare, maturate e consolidate nei mesi, negli anni. Nel puntare la matita sulla scheda è come se puntassero un’arma, sono decisi a far fuoco, ad annientare. La loro crocetta è una pietra tombale, definitiva. Una croce grigissima. La loro X è una cicatrice di pace, un solco di grafite nell’anima.
 
 
Attenzione però, non sempre è così. Spesso può capitare che la crocetta pesante, erta, scurissima, nasconda ben altra inclinazione. Può capitare (è storia), che anche un elettore indeciso trovandosi di fronte al simbolo da spuntare infierisca su quest’ultimo con violenza inaudita, come a dire: ti voto ma la mia anima non l’avrai mai. Non di rado si sente parlare di querce abbattute, di bandierine squarciate, di margherite violentate. Questa crocetta solitamente è grigissima, praticamente nera, in alcuni casi estremi si può arrivare al trapassamento della scheda. Si dice che alcuni di questi elettori adoperino addirittura due mani per completare l’operazione di spuntatura. Quindi attenzione! Le sfumature, le grigie sfumature, sono importanti, ricordatelo!
 
 
 
 
 
IL GRIGIO CHIARO
 

Ovviamente questo è il voto degli indecisi e dei moderati. La crocetta è tenue, pallida, malaticcia. Per quanto riguarda i moderati, di solito si tratta di una X più definita, curata, armoniosa, piacevolmente vacua. Per gli indecisi il discorso è diverso. E’ difficile costruire un identikit della loro crocetta. Io comunque ci provo: 
 
 
Come potete vedere in entrambe le linee che compongono la X c’è un particolare comune: lo spasmo finale, che si manifesta in un breve segmento ribelle rispetto alla direzione del segmento. Tecnicamente questa crocetta si chiama “Croce di Stizza”. Si tratta di una sorta di gesto irrazionale, impulsivo, spesso di reazione. La risacca finale corrisponde al rimorso.
 
 
 
 
Dopo questo breve riassunto non mi resta che augurarvi buon voto. Avrei voluto dare delle indicazioni ulteriori, ma Giuliano Ferrara , al solito, mi ha preceduto. Per cui mentre scrivevo la mia arringa finale mi sono imbattuto nello scritto qui in basso che, oltre a essere migliore, mi ha permesso di risparmiare un po’ di fatica essendo totalmente sulla stessa cortezza d’onda delle mie considerazioni.
 
 A presto
 
 
PS. Auguri al professor Prodi  di buon governo
e felice convivenza.
E che Dio  ce la mandi buona.
postato da: giaccio alle ore 03:26 | Permalink | commenti
categoria:elezioni, politica
domenica, 09 aprile 2006

Mi rimetto a Giulianone Ferrara...

NO PEDAGOGHI. NO PERBENE.

Un governo che fa ridere meglio di un potere che fa sbadigliare

Ci criticano perché siamo amorali, perché pensiamo che la politica possa e debba essere divertente, e intanto potrebbe verificarsi una tragedia. A un governo senza potere potrebbe subentrare un potere senza governo. Non un regime, ben s’intenda, ma un potere senza trucco, tacchi e cotonatura, e invece pallido, mal rasato, bofonchione, inconcludente come l’altro ma in più noioso e impiccione. Lo portano sugli scudi orde di giornalisti organizzati in lotta per i loro diritti, intellettuali atei militanti e spesso bigami, schiere di ragazze che credono nella funzione sociale della donna e soprattutto della lettrice di Repubblica, armate di ragionieri che compilano agende Tafazzi e si sconvolgono per una cifra fuori posto nel bilancio dello stato, banchieri di sinistra, profie e prof che leggono compulsivamente Houellebecq e Lidia Ravera, clericali di Reggio Emilia che vietano le merendine ma offrono donazioni esentasse ad personam ai loro bambini cresciuti, comunisti riformisti che hanno dimenticato il sapore dolciastro dei bimbi bolliti e sognano l’Africa, cineasti pensosi del destino antropologico del paese, imprenditori con la pochette a tre punte, insomma un branco di splendidi coglioni che votano orgogliosamente e moralisticamente contro il proprio interesse, per farsi belli con la stampa estera.
La politica divertente non è solo la descrizione del governo Prodi fatta in tv dal Cav., con D’Alema vestito da marinaretto sullo sfondo; non è solo la promessa abolizione dell’Ici con annesso un fantastico “avete capito bene”; non è solo la sequenza infinita di sketch & gaffe che fanno sobbalzare le anime belle e i cuori rispettabili: la politica divertente, che non si nutre di perbenismo, è il gesto minimal, una carismatica cafonaggine, il populismo democratico che ti toglie l’incomodo della boria oligarchica e della seriosità parruccona, il tutto corredato da una punta di aristocratica sprezzatura. Certo, in questi cinque anni nel divertente abbiamo cercato quel che non abbiamo trovato, cioè il serio non pedagogico, un effetto di trascinamento culturale che potesse cambiare non si dica l’incambiabile Italia ma qualche inamabile abitudine fattasi ultraviziosa. Specie l’abitudine a edulcorare il linguaggio, a non dare alle cose il loro nome proprio, a costruirsi una realtà ideale senza adeguamento dell’intelletto alla cosa: sia quando si parli di aborto e di Dio sia quando si parli di precariato e mercato sia quando ci si comporti in modo evangelico sia quando si pecchi sia quando si giochi agli antimoderni sia quando si festeggi l’elemento pop della vita.
Cercare quel che non si trova, fallire felicemente, è il gioco più bello dell’esistenza. Questi qui che minacciano di arrivare, invece, trovano prima ancora di cercare tutte le idee giuste e ricevute, tutti i nobili figuranti di una bella professione, la politica, avvilita a un percorso senza movimento, senza rischio, senza dolore e dunque senza piacere. Al potere la gente che ha sbagliato l’11 settembre. Che ha convocato le tristi adunate della Cgil contro le idee di un Marco Biagi. Che voleva e vuole inondarci di diritti indifferenti come i loro desideri. Ma che spettabile tristezza, che malinconia, che mesto sbadiglio.
Qualche giorno fa su Raitre un formidabile gigione napoletano, il democristo e socialista Gianfranco Rotondi, ha enunciato il più preciso teorema comico di questa campagna elettorale: “Noi abbiamo governato una schifezza, forse, ma certamente questi promettono di far di peggio”. Ohibò! E che volete di più dalla vita? Questa si chiama autocoscienza della storia in movimento, questa è filosofia liberale in atto e in divenire, questa è una mezza verità superiore alle mezze bugie della serietà al governo. Dovesse succedere l’irreparabile, con il trionfo del ceto politico che annoia, noi che ridendo abbiamo castigato tanti costumi e rotto i coglioni a tanta gente con le nostre idee pesanti ma ironiche sulla vita, promettiamo per il dopo di comportarci bene. Sempre gravi, mai seri.

postato da: giaccio alle ore 00:58 | Permalink | commenti
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lunedì, 03 aprile 2006
ICI E’ O
ICI FA?
 
 
 
 
 
PS. non sono veggente, sono le 23:11
postato da: giaccio alle ore 22:11 | Permalink | commenti
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lunedì, 03 aprile 2006

L'ORRORE...L'ORRORE...

PARTITO PIU' VICINO: UDEUR

postato da: giaccio alle ore 18:09 | Permalink | commenti (1)
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mercoledì, 29 marzo 2006
 SCUSATE, SARA’ LA MALADIGESTIONE?
 
 
Perdonatemi, solo un piccolo sfogo senza alcuna importanza. Davvero.
Mi preme dire agli autori di blog d’ispirazione liberale che mi è capitato di leggere in questi ultimi giorni, che votare Berlusconi è possibile, a patto però che si consideri la politica interna poco meno che un teatrino. Nulla di veramente serio. Berlusconi è sempre più indifendibile, lo si vota perché è il male minore, per divertirsi un po’ o al massimo per ripicca, non certo per ansie liberiste di gran lunga disattese nei fatti. Siamo seri. Ha ragione Toni Negri, ahimè, e certo non solo lui, quando dice che è in crisi la rappresentanza. Io mi unisco alla malinconia di Raffaele (post: Not in My Name). Non mi sento orfano, per il semplice fatto che di padri veri fino ad ora non mi sento di averli mai avuti. Si può votare Berlusconi, tutt’al più,  per un discorso di “continuità delle istituzioni” di cui questo paese ha un estremo bisogno. Io l’ho difeso, lo difendo e lo difenderò, con un po' d'imbarazzo, perché mi è simpatico e perché mi fa un po’ piangere chi ha declassato il proprio interesse per la politica e quindi per l’organizzazione umana in disprezzo per una singola persona, stigmatizzando comportamenti facilmente riscontrabili, a ben vedere, anche nella compagine di centrosinistra. Stop. Il paese si è spaccato quando lui è entrato in politica, chi era con lui e chi contro, poi Berlusconi ha finito di spaccarlo amplificando la lacerazione, soprattutto in quest’ultima campagna elettorale. E si continua ancora a parlare di politica e di principi ispiratori! Non c’è niente di peggio che rimanere seri quando la situazione è comica. O non si è capita la battuta o stanno ridendo di te o, alla meglio, la battuta era pessima. Votiamo quindi, ma consapevoli che siamo in un paese in piena decadenza e che la cosa migliore da fare sarebbe sfruttare l’immensa fortuna che è capitata a questa generazione, “la fortuna di chi vive adesso questo tempo sbandato”.
E allora, dico io, godiamocela questa benedetta decadenza, scendiamo in strada, alcool, fumo, ammucchiate, bestemmie, puttane e, ovviamente, manifesti per l’occidente.
 

Con stima,
Gianmarco
postato da: giaccio alle ore 15:35 | Permalink | commenti
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mercoledì, 29 marzo 2006
CONTRIBUTI
 
 
 
Ad ogni modo.
Finalmente questo blog prende la direzione da me auspicata fin dal principio e si concentra su uno dei suoi obiettivi principali: gettare discredito, simpaticamente, su tutti i rappresentanti chiave del potere del nostro paese, convinto come sono che per rifondare è necessario, prima, distruggere. Si comincia con le parti sociali. Mi avvalgo del breve ma prezioso contributo di un amico, esperto in diffamazione ma non solo, che un passo alla volta sta scalando tutti i gradini che lo porteranno un giorno alla stanza dei bottoni. Insomma, già ora, si scrive Mario Draghi ma si legge Giorgio Muzi. A dimostrazione che io sono un editore liberale, come sempre mi è stato riconosciuto, ripropongo lo scritto così come mi è arrivato. Unico taglio…i puntini di sospensione, poiché ho un discorso in sospeso con i puntini di sospensione. Spero l’autore non me ne voglia.
 
 
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Profilo:
Nato a Bologna nel 1947
Laurea in Giurisprudenza

Specializzazione in Diritto Commerciale Internazionale Columbia University di New York
Laurea Honoris Causa in Ingegneria Meccanica dall’Università degli Studi di Modena ed in Gestione Integrata d’Impresa dalla Fondazione CUOA di Vicenza

Presidente FIAT
Presidente e Amministratore Delegato della Ferrari
Presidente e Amministratore Delegato della Maserati
Presidente della Fiera Internazionale di Bologna
Presidente della Luiss, Libera Universita' Internazionale degli Studi Sociali

Consigliere di Amministrazione di:
- La Stampa
- PPR – Pinault/Printemps Redoute
- Tod’s
- Merloni Elettrodomestici
- Campari
- Bologna Calcio

Ha ricoperto gli incarichi di:
- Presidente della FIEG – Federazione Italiana Editori Giornali
- Consigliere di Amministrazione Unicredit Banca d’Impresa
- Presidente degli Industriali della Provincia di Modena
- Amministratore Delegato della RCS Video
- Consigliere di Amministrazione di TF1
- Direttore Generale del Comitato Organizzatore della Coppa del Mondo di Calcio ITALIA ’90
- Amministratore Delegato della Cinzano International e responsabile dell’organizzazione di Azzurra a Ginevra
- Amministratore Delegato della ITEDI
- Direttore delle Relazioni Esterne del Gruppo FIAT
- Team Manager della Scuderia Ferrari
- Assistente di Enzo Ferrari

Nominato dal Financial Times tra i cinquanta migliori manager del Mondo del 2004
Ha fondato Charme, fondo finanziario-imprenditoriale, con cui nel 2003 ha acquisito Poltrona Frau e nel 2004
Ballantyne.


Indovinate di chi è questo curriculum.

Ad una veloce analisi in poco meno di 60 anni praticamente nulla di concreto e di sostanza (tranne forse nel glorioso periodo alla Cinzano quasi portata al fallimento)?

La posizione che il nostro uomo, che chiameremo signor M., ricopre sarebbe in teoria una di quelle da cui mandare quegli input e quell'energia di cui l'Italia avrebbe estremo bisogno.
In realtà rappresenta un ennesima resa.
Un'ennesima soluzione di facciata.
L'ennesimo sacrificio all'immobilismo che dal campo economico a quello intellettuale per passare a quello politico, rende sempre più l'Italia il paese del principe di Salina.
Se dopo la resa dei sindacati degli anni 80, ormai abbiamo anche una Confidustria che sta morendo, suppongo che avere speranze di un rilancio sia utopistico, qualunque sia il governo che ci aspetta.
Tempi duri ci attendono e la nostra società sembra priva di forze propulsive e quindi rassegnata.
Rimane da dire solamente come Amatore Sciesa, uomo di un'Italia fanciulla:
TIREMM INNANZ
 

GIORGIO MUZI
postato da: giaccio alle ore 15:30 | Permalink | commenti
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martedì, 28 marzo 2006

BOLLITI!   

 

La Cina protesta per le affermazioni di Silvio Berlusconi sui bambini cinesi bolliti e usati come concime.
 
Il segretario della prefettura di Xinyang tiene a precisare: “Noi cinesi siamo orgogliosi di affermare che i nostri prodotti agricoli sono sicuri, genuini e naturali. Il problema vero sono i paesi come l’Italia che utilizzano prodotti chimici per la concimazione, nocivi per la salute dell’individuo. Attendiamo scuse ufficiali dal vostro governo”.
postato da: giaccio alle ore 18:10 | Permalink | commenti (1)
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martedì, 28 marzo 2006
FORZA KADIMA!
 
 

 
L’Italia è un paese tutto da ridere. A cominciare da quel povero Presidente del Consiglio a cui non si fa passare nulla. I dubbi sulle origini della sua ricchezza, il conflitto di interessi, le leggi ad personam. Da sganasciarsi dalle risate.
 
 
Oggi ci sono le elezioni in Israele.
 
In Israele, invece, un certo signor Ariel Sharon non ha scheletri nell’armadio, bensì cimiteri alla luce del sole.
Eppure il generale Sharon ha potuto guidare negli ultimi anni, prima della malattia, niente meno che un governo di unità nazionale, sfociato in un partito, Kadima, che si avvia a vincere le elezioni politiche israeliane previste per oggi. Con ogni probabilità Ehud Olmert, successore del pallido Sharon, si appresta a governare il paese, potendo contare, sembra certo, sul sostegno politico del Labour.
Lezione di democrazia?
Forse, sicuramente lezione d’intelligenza.
 
Silvio Berlusconi entra in politica tredici anni fa. L’attacco violento alla sua persona, giustificato o meno, almeno nei toni a cui siamo abituati, non inizia subito. È con la campagna elettorale del 2001 che si scatena il putiferio. Santoro, Travaglio, Luttazzi, insomma, i temi sono quelli: i soldi neri di Berlusconi, lo stalliere, le società offshore. Da dove vengono tutti quei soldi? (irrisolto interrogativo morettiano).
 
 
Brevemente: nel settembre 1982 i falangisti libanesi spalleggiati dall’esercito israeliano entrano nei campi profughi palestinesi di Sabra e Chatila a Beirut per “ripulirli” dai terroristi dell’OLP ancora presenti sul territorio a seguito dell’operazione “Pace in Galilea”. E’ una strage. Non è mai stato possibile quantificare, 700, 1000, 2000 forse addirittura 4000 vittime. 400 mila israeliani scendono in piazza per protestare.
La Commissione d’inchiesta israeliana (Kahan) giudica Ariel Sharon, allora Ministro della Difesa, responsabile indiretto della strage. Israele attraversa una crisi interna senza precedenti. Sharon si dimette accusato dalla grande maggioranza dell’opinione pubblica israeliana di aver trascinato il paese in un guerra avventata e rischiosa risoltasi con un massacro da cui Israele non può dirsi, comunque la si voglia vedere, del tutto estraneo. Il generalissimo esce di scena.
 
I due leader sono molto diversi tra loro, d’altra parte lo sono i paesi che debbono, o dovevano, governare.
Ariel Sharon è un uomo di guerra, perché Israele è un paese in guerra, da sempre.
Silvio Berlusconi è il presidente del Milan. E già potremmo chiudere il discorso. Ma Silvio Berlusconi è anche qualcosa di più. E’ senz’altro l’italiano più importante degli ultimi quindici anni. E’ l’uomo più amato, l’uomo più odiato, l’ossessione di milioni di individui, il datore di lavoro di decine di migliaia di persone. Qualsiasi cosa dica, genera reazioni. E’ simpatico, antipatico, ladro, mafioso, perbene, superbo, irriverente, pagliaccio, capace, incapace. E via così. Credo di poter dire che ogni italiano, specie a sinistra, dedica a Silvio Berlusconi, anche distrattamente, un 10 % della propria attività cerebrale giornaliera. 
 
Detto ciò, io credo che il nostro premier sia da considerarsi una persona molto umile.
Io al posto suo mi sarei già fatto costruire monumenti gargantueschi. Che so? Uno stadio di football americano a me intitolato ad ogni uscita autostradale.
 
 
Ariel Sharon a distanza di 20 anni dall’invasione del Libano è diventato primo ministro d’Israele. Ha ordinato molte operazioni controverse in Cisgiordania. Ha eretto un muro. Poi, si è ritirato da Gaza, in maniera unilaterale, si è avvicinato alla Road Map prima ancora che i palestinesi muovessero un dito in tal senso. Ha costruito un governo di unità nazionale.

Anche in Germania dopo le ultime elezioni politiche è avvenuto qualcosa del genere.
 
In Italia la sinistra non costruirebbe un governo di unità nazionale con Berlusconi nemmeno se il paese fosse sotto minaccia nucleare.
 
Come si spiega?
Come si spiega che il “Genocida Sharon” può guidare una coalizione politicamente trasversale e che il “Poco limpido Berlusconi” non riesca nemmeno a governare nella pace sociale?
La legge Cirami, Mangano, il falso in bilancio, il conflitto d’interessi impallidiscono di fronte ai bambini schiacciati dalle scarpe chiodate dell’esercito falangista libanese. Eppure il popolo d’Israele ha capito. Ha capito che sostenere Ariel Sharon era possibile, giusto, importante.
 
In Italia poi non si tratterebbe nemmeno di sostenere Berlusconi ma di non essere così meschini da passare la vita a pregustarne la caduta (che tra l’altro avverrà a breve e che creerà intorno al personaggio, vedrete, null’altro che simpatia).
  
Ci vorrebbe un nemico. Un nemico comune. Nell'attesa vi invito a vivere come se il nemico esistesse davvero.
 
 
FORZA KADIMA!
postato da: giaccio alle ore 10:13 | Permalink | commenti
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domenica, 26 marzo 2006
IL CAYMANO
 
 
 
 
Un film di Nanni Moretti
postato da: giaccio alle ore 16:20 | Permalink | commenti
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mercoledì, 15 marzo 2006
RIELEZIONI 2006
 
 
Al di là delle facili battute, è davvero difficile fare un commento al duello tv di ieri sera, anche se, tutto sommato, si lasciava guardare. Non vorrei nemmeno perderci troppo tempo. Prendiamo atto che le regole hanno, in sostanza, funzionato. E non so se in chiave futura sia da considerarsi un bene. I candidati hanno fatto quello che potevano. I giornalisti, seppur con qualche riserva, anche. Le mie speranze erano totalmente riposte nel povero Clemente Mimun e ho detto tutto. Mi aspettavo un numero a sorpresa. Speravo, si fa per dire, che da un momento all’altro lanciasse un petardo di frustrazione in sala, in modo da annebbiare, confondere e farci divertire.
Credo che abbia rinunciato al suo show proprio all’ultimo, dato che, quasi subito, ad attenuare la visibilità è arrivato un bancone di nebbia vero, fumoso, sonnecchiante.
 
Si recupera il 3 aprile.
postato da: giaccio alle ore 13:24 | Permalink | commenti (5)
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mercoledì, 15 marzo 2006
SOSPESO PER NEBBIA
 
 

 

 
postato da: giaccio alle ore 10:01 | Permalink | commenti
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lunedì, 13 marzo 2006
HA SBAGLIATO
MA HA RAGIONE
 
 
 Silvio Berlusconi e Lucia Annunziata
 
 
Ho simpatia per Lucia Annunziata ma la sua non era un’intervista, era odio puro e malcelato. Riguardatevela.
Eppure, come si può fare un elogio di chi, durante un qualsiasi confronto tutto sommato civile, si alza e se ne va?
 
Qui però non si tratta di fare elogi ma di adeguarsi. Adeguarsi a una condizione deprimente, a un panorama politico spoglio, innevato uniformemente di malinconia. E così, allo stesso modo con cui si vota il “male minore”, si abbraccia il “comportamento meno peggiore”.

La  legge sulla Par Condicio, in alcuni dei suoi passaggi, prima ancora che illiberale è ridicola e mai mi sognerei di difenderla. Per esempio, a mio modo di vedere, il giornalista deve essere libero di palesare le sue posizioni, per chiarezza e correttezza. Ad ogni modo esistono molti giornalisti, e l’Annunziata ne è un esempio, che non hanno mai nascosto le proprie simpatie politiche. Cosa dovremmo fare? Impedire a tutti questi signori di fare il loro mestiere durante il periodo elettorale? O magari farli lavorare, previa sottoposizione degli stessi a trattamento di repressione degli istinti bestiali alla maniera di Arancia Meccanica?
 
La controversa legge del  22 Febbraio 2000, n. 28 ("Disposizioni per la parità di accesso ai mezzi di informazione durante le campagne elettorali e referendarie e per la comunicazione politica") all’ articolo 5, comma 2 e 3, sancisce:
2. Dalla data di convocazione dei comizi elettorali e fino alla chiusura delle operazioni di voto in qualunque trasmissione radiotelevisiva è vietato fornire, anche in forma indiretta, indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto.
3. I registi ed i conduttori sono altresì tenuti ad un comportamento corretto ed imparziale nella gestione del programma, così da non esercitare, anche in forma surrettizia, influenza sulle libere scelte degli elettori.
 
Terribile, vero?
 
 
L’articolo 2 della stessa legge al comma 1 prevede:
Le emittenti radiotelevisive devono assicurare a tutti i soggetti politici con imparzialità ed equità l'accesso all'informazione e alla comunicazione politica.
Facendo leva su questo comma la sinistra ha gridato allo scandalo nelle settimane in cui Silvio Berlusconi presenziava a tutte le trasmissioni televisive (tra l’altro, ciò avveniva in un periodo nel quale, tecnicamente, la legge sulla Par condicio non era ancora entrata in vigore).
 
Si può affermare con assoluta certezza che una legge è valida in tutto il suo contenuto, non soltanto in alcuni articoli.
 
La sinistra, prendendo le difese di Lucia Annunziata, dimostra un totale disinteresse nei confronti della legge, palesemente violata dalla giornalista. Di questa Par Condicio alla sinistra interessa soltanto il potere limitativo che esercita sulle uscite televisive del Presidente del Consiglio. Non era poi così difficile da capire.
 
Difendere Lucia Annunziata è umanamente comprensibile e direi auspicabile, al fine di un superamento della staticità dei rapporti tra stampa e politica.
 
 
Ma Berlusconi, oggi, ha ragione.
 
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domenica, 05 marzo 2006
I 5 PUNTI
DELLA POLITICA ITALIANA
 
 
1) i 5 punti programmatici imposti dalla Lega come condizione per la propria permanenza nella "Casa delle Libertà "

2) i 5 punti del contratto con gli italiani firmato da Silvio Berlusconi a Porta a Porta

3) i 5 punti di riduzione del cuneo fiscale promessi da Prodi

4) i 5 punti proposti da Montezemolo per rilanciare il Paese

5) i 5 punti di distacco che la "Casa delle Libertà" deve recuperare dall’"Unione" 

 
 
 
Ahimè, in ordine di realizzabilità
 
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venerdì, 03 marzo 2006
COMUNICATO CONGIUNTO
ITALIA – LIBIA
Roma, 4 luglio 1998
 
Preambolo:
 
 
Tenendo in considerazione quanto caratterizza le relazioni tra i due popoli di Italia e di Libia, i profondi e forti legami, le cui radici risalgono a secoli di contatti, di attività commerciali, di storia comune ma che la colonizzazione italiana ha cagionato delle ferite ancora ricordate da molti libici. Nel desiderio di rafforzare e sviluppare tali relazioni, nell'interesse dei due popoli amici, I'Italia invita la Libia a superare il passato, un passato che la Libia invita l'Italia a non ripetere in futuro. In uno spirito di buon vicinato, non si verificheranno atti ostili di qualsiasi origine dall'Italia verso la Libia e dalla Libia verso l'Italia. Le due parti esprimono la loro volontà e determinazione a sviluppare le relazioni bilaterali su nuove basi fondate sull'eguaglianza, il mutuo rispetto e la reciproca collaborazione nei vari campi, per promuovere gli interessi ed il benessere dei due popoli e contribuire al sostegno della pace ed alla stabilità nella regione del Mediterraneo, al suo sviluppo economico ed al benessere dei suoi popoli. Il Governo italiano esprime il proprio rammarico per le sofferenze arrecate al popolo libico a seguito della colonizzazione italiana e si adopererà per rimuoverne per quanto possibile gli effetti, per superare e dimenticare il passato, avviare una nuova era di amichevoli e costruttive relazioni tra i due popoli.
testo integrale: www.airl.it/accorditrattati2.php
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Mentre Gheddafi festeggia le sue sacrosante “Giornate della Vendetta”, Fini dichiara di voler chiudere definitivamente i conti col passato coloniale italiano in Libia anche a costo di uno sforzo, economico s’intende, notevole. Magari si tratta di quella benedetta autostrada litoranea lunga circa 1800 chilometri, dal confine tunisino a quello egiziano, che il leader libico invoca come risarcimento. D’altra parte se lo merita.
E così sia.
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